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sabato, 16 agosto 2008

E CHI CE LA FA PIU'?

Latito, latito e continuo a latitare.....

In questi giorni al lavoro è come essere in una lavatrice in fase di centrifuga......

A casa un rebelotto totale e costante....

Misteriosamente mi sveglio al mattino, esco di casa, e dopo un secondo è già sera, e guadagno stravolta le lenzuola.

Ma da oggi sono in ferie. Una settimana tutta per me, e la passerò beatamente a casa, tra giri nel bosco, sagre paesane, pucciamenti nella piscinetta in giardino (è quella delle bimbe, gonfiabile, ma rende benissimo lo stesso......), avvincenti partie di minigolf con le paperette e, se riuscirò a vincere la paura che mi ha preso dopo l'ultimo volo, tenterò anche di riprendere i giri equestri.....ma questo poi non lo so.

Ovviamente ci sarà da recuperare l'arretrato domestico, ma non fa niente.

Credo latiterò per tutta la settimana ancora, perchè voglio star lontana da tutto quello che ricorda il lavoro, nella fattispecie il pc.

Se riuscirò passerò qua e là a veder come state, se no vi penserò lo stesso....

Quindi auguro a tutti di star bene, e ci rivediamo verso il 26.

E se potete, fatevi una sagretta da queste parti, che magari ci si incontra!!!!!

Baci a tutti.  M.

Postato da: MISULTIN a 08:30 | link | commenti (9)

giovedì, 07 agosto 2008

DI TATTICHE E DI CONQUISTE

A dispetto del suo esser donnina, Livia ama i mezzi meccanici. Forsennatamente.

Proprio di fronte a casa mia è attualmente aperto un  piccolo cantiere edile, in cui lavorano tre baldi muratori paesani. Ci si conosce e ci si saluta cordialmente ad ogni occasione.

L’entusiastica Livia, ingolosita da un escavatorino bianco che di tanto in tanto fa la sua comparsa per smaltire il materiale di risulta, dopo aver osservato per giorni gli operai è andata ben oltre, iniziando una strenua opera di conquista.

Li chiama per nome, ed elargisce sorrisi radiosi e sventolii di mano.

Fa misteriosamente e ripetutamente cadere palle e Hula Hoop oltre il cancello, convincendo i lavoratori a recuperarli.

Si esibisce in omaggi floreali: piccole margherite e foglioline strette in dita cicciotelle e abbronzate vengono fatte passare atraverso le sbarre, all’indirizzo di creature coperte di polvere, intente a manovrare una betoniera.

Se uno dei poveri tapini si fa sorprendere fuori dal cantiere, o peggio, a fine giornata nell’atto di tornare a casa, corre ad afferrare quelle manone incrostate di cemento e li costringe ad ammirare tutte le piccole-grandi meraviglie che adornano il suo mondo: quagliette appena sbucate dall’uovo, placidi conigli rosicchianti, impasti di fango, ciambelle salvagente dalla testa equina o ornate di pesciolini.

Se alla sera li incontra in giro per il paese corre loro incontro con le braccia spalancate e poggia con sguardo adorante la testolina sulle possenti spalle.

Qualche giorno fa ha raggiunto il suo scopo: solennemente assisa in braccio al capo-cantiere, con la testa affondata in un caschetto giallo, ha fatto due giri del parcheggio a bordo dell’escavatorino, con un’impagabile luce di trionfo negli occhi.

Tutto questo non ha placato la sua sete di conquista.

Esplorato con successo il ramo edilizio, la sua passione per i mezzi meccanici si è riversata sul deposito delle autoambulanze vicino al mio ufficio.

Sfruttando le scorribande mattutine e le conoscenze della baby-sitter, volontaria C.R.I. proprio in quella postazione, è riuscita a varcare l’ambita soglia.

Mi è stato riferito che questa volta l’attacco è stato portato avanti con un’opportuna alternanza di strategie.

Inizialmente ha riservato moine affettuose e leziosaggini ad ogni essere in tuta blu-rossocrociata che incontrava.

Poi è passata alla modalità Calimero-patetica.

Buona e attenta si è fermata ad ammirare con sguardo rapito la portiera aperta di un’autoambulanza ferma per manutenzione. Ha rivolto gli occhioni imploranti all’ignaro volontario, intento in quel momento ad una meticolosa opera di pulizia e di preparazione del mezzo.

Ancora una volta ha vinto lei.

Adesso, oltre a chiamare per nome buona parte dei componenti degli equipaggi di soccorso, conosce le dotazioni di bordo dei vari mezzi e sa anche azionare i lampeggianti. In due diverse modalità.

Forte e consapevole di questo potere, ha cominciato ad allargare i suoi orizzonti, e adesso credo abbia ricominciato a lavorare tenacemente ad un vecchio progetto, iniziato l’anno scorso e poi forzatamente abbandonato quando la stagione invernale l’aveva costretta ad una vita più ritirata.

Adesso si aggira per il paese alla frequente ricerca del muratore Andrea.

Il muratore Andrea è amico del suo papà, e possiede un mezzo così.

Il muratore Andrea, per ora, si limita a sorridere stupito ed assume un espressione un po’ perplessa quando una quattrenne sorridente chiede di essere presa in braccio.

Il muratore Andrea ancora non lo sa, ma, con il suo mezzo verdolino, sarà la prossima vittima.

Secondo me, nonostante la vaga orsaggine del muratore Andrea, prima della fine di agosto ce la farà.

E poi, il muratore Andrea possiede anche un camioncino rosso ed uno spalaneve…..

 

 

Postato da: MISULTIN a 12:24 | link | commenti (15)
follia, amenità, figlie

martedì, 05 agosto 2008

IL GIUBBINO SUL PANCINO

Lo so che fa caldo. Molto caldo. Ma nella stradina su cui si affaccia la porta di casa mia, a causa di un misterioso intreccio viario, tira sempre un'arietta pseudo siberiana.

E poi non si sa mai. Il tempo, obiettivamente, è sempre più volubile e imprevedibile, lo dice anche il Colonnello Giuliacci, e nel corso della giornata un improvviso peggioramento potrebbe sempre essere in agguato.

E dove li mettiamo, poi, i rischi che si corrono entrando nei negozi, dove l'odiosa aria condizionata viene costantemente tenuta a temperature così glaciali da far rischiare la tonsillite anche ad un pinguino adulto?

E poi il jeans, si sa, fa tanto giovane, tanto ragazzina, il che non guasta mai.

Queste son le mie giustificazioni, perchè potrà anche sembrare strano, ma io non riesco proprio più a farne a meno.

Tutte le mattine, nonostante il cielo limpido e così azzurro da sembrare di smalto annunci un'altra giornata rovente, uscendo di casa per recarmi in un ufficio con temperatura da serra tropicale, non riesco proprio a rinunciare ad un gesto divenuto oramai scaramantico: devo assolutamente prendere dall'attaccapanni il giubbino di jeans e, utilizzando le maniche come cordine, legarmelo in vita. Stretto stretto. E lì resterà per quasi tutto il giorno, perchè non lo indosserò sicuramente, ma il pensiero di uscire senza di lui mi angoscia. Anche se so perfettamente che così sembro un'emula di Tarcisio alla gita dell'Oratorio, ma non posso proprio farci nulla.

Comunque, a mia difesa, posso ancora dire che quel giacchino drappeggiato proprio lì, inoltre, aiuta a sfilare un pochino proprio quelle rotondità che non sembrano essere in linea con le attuali tendenze modaiole, fatte di cosce vichinghe perfettamente piallate, perchè io sono una donna mediterranea, e talvolta me ne vanto pure.

E, con tutto il rispetto e l'ammirazione per chi, sentendosi bene con se stesso e con gli altri, esibisce in ogni stagione pancini dalle più svariate forme e dimensioni (se ne possono ammirare di piatti come tavolette, tondi come ghironde, spumeggianti come mortadelle nostrane....) io, pur non avendo problemi esagerati, sono una fervida sostenitrice del motto locale "Zuck e Melòn, la sua stagiòn" e quindi mi rifiuto fermamente di esporre al pubblico sguardo il mio timido ombelico non più adolescente.

Senza contare, poi, le conseguenze nefaste che un lieve refolo di brezza o un minimo sbalzo di temperatura potrebbero avere su un colon che definire irritabile è decisamente eufemistico. In realtà questo mio compagno di vita è permalosissimo, e si incavola come una Jena scontrosa al più piccolo affronto. Figuriamoci se, di punto in bianco, gli proponessi uno spudorato nude-look......

Per finire con questa mia arringa difensiva, voglio mettere in evidenza che anche il risvolto psicologico non è da sottovalutare, perchè a me, quella sensazione lì da abbraccio stretto e costante, piace proprio.

Purtroppo, credo di essere l'unica, in questo caldo periodo, a pensarla così, visti gli sguardi stupiti che i canottierati compaesani e turisti lanciano al mio innocente indumento.

Ma io non desisto, e mi ostino a tener con me questo surrogato della coperta di Linus.

Quindi, se aggirandovi casualmente in un paesino della sponda occidentale del Lago di Como notate una mora spanata che si aggira nella calura sui tacchi alti, tenendo ostinatamente stretto in vita un giubbino di jeans, abbandonate ogni dubbio, corretele incontro e fatevi riconoscere: LEI è la Misultin.

Postato da: MISULTIN a 13:58 | link | commenti (13)
vita quotidiana, estate, follia, amenità, come sono fatta

domenica, 03 agosto 2008

TU CHIAMALE SE VUOI...EMOZIONI...

Non so se fa poi tanto bene. Passare repentinamente attraverso una ridda di emozioni POTREBBE avere effetti negativi sul sistema cardiovascolare. Su quello cerebrale di sicuro.

Perchè non è mica facile, poi,  sentirsi come prima.

Già, perchè inizialmente, quando vedi un bambolotto rosa che si fa a precipizio una decina di scalini, roteando vorticosamente sulle mani, sulla testa, sui piedi, la prima cosa che ti vien da fare è innervosirti un po', e sbraitare alle tue figlie di fare giochi un po' più tranquilli, lì al piano superiore.

Poi,però, ti accorgi che quel bambolotto è un po' più grande di quel che dovrebbe essere, agita le braccia e ti chiama mamma, fissando nei tuoi due occhioni stupiti e spaventati.

Mai quanto i tuoi, perchè in un istante realizzi che non è possibile uscire da una caduta del genere senza conseguenze, e cominci ad inventariare ogni parte del suo corpo, e hai quasi paura ad avvicinarti per raccoglierla, perchè temi il risultato delle tue indagini.

Per fortuna l'Angelo Custode della mia piccolina è un tipo sveglio, e anche questa volta si è messo d'impegno:  nessuna conseguenza, contro ogni logica, ma è questo quello che conta.

Lei è tornata in un momento come prima. Ride, canta, balla, gioca.

Io, mi sa che continuerò a tremare ancora per un pochino....

Postato da: MISULTIN a 18:00 | link | commenti (13)
vita quotidiana, figlie

giovedì, 31 luglio 2008

 

UTENTE MUTANTE

Il pomeriggio è caldo e assolato. Le strade deserte. I bambini hanno abbandonato il parco giochi, e le altalene proiettano, silenziose, la loro ombra lineare sul verde scuro del tappetino smorzacadute che ricopre il terreno.

Non c'è un alito di vento, tutto è immobile e persino la giostrina “Antique Carousel” che con le sue musichine agghiaccianti da più di un mese sta facendo uscire di senno i poveri impiegati comunali si è arresa, e tace nella calura. I cavallini colorati e impennacchiati fissano nel vuoto i loro occhi di smalto, le zampe ripiegate in un galoppo statico, in attesa di piccoli cavalieri che, beati loro, si stanno probabilmente godendo il pisolino pomeridiano in stanze fresche e ombrose.

Anche l'ufficio è ombroso, ma tutt'altro che fresco.

Le persiane accostate lasciano filtrare poca luce, e la penombra invade silenziosa i corridoi e le scale deserte.

Oggi pomeriggio gli uffici son chiusi al pubblico e, per una bizzarra combinazione di ferie, riposi e recuperi sono l'unica occupante dell'edificio.

Fino a poco fa potevo sentire, al piano superiore, i passi di qualche geometra, ma l'esigenza di un sopralluogo esterno ha svuotato anche l'Ufficio Tecnico.

Sola.

Il ronzio del computer e della stampante è la mia unica compagnia, e non me ne dispiaccio più di tanto.

Ad un tratto una scampanellata sgarbata rompe il silenzio, seguita subito da un'altra, e un'altra ancora. E' un suono lungo, continuo, insistente, maleducato e prepotente. Evidentemente qualcuno dev'essere rimasto con il dito incastrato nel campanello...

Vado ad aprire, e vedo un uomo con i baffi spioventi che mi fissa accigliato dalla porta a vetri.

Forse ho impiegato qualche istante a scendere le scale, mica potevo mettermi a cavalcioni del corrimano per far prima, ma dovrebbe sapere che oggi è chiuso, è scritto lì, proprio davanti al suo naso, e potrebbe anche mostrare un po' di cordialità.

Apro, e gli riservo comunque un approccio educato “Buong...”

'Ficio Tecnico!” mormora quello, scocciato, travolgendomi praticamente con una “entrée” davvero poco cavalleresca. Si avvia su per le scale agitando dei fogli.

Guardi” tento con un tono gentile “Oggi è chiuso, non c'è nessuno..”

Si ferma e mi fulmina con lo sguardo “Se ho suonato è perchè so dove devo andare!” Abbaia.

Ma..veramente...” tento di replicare basita “VOGLIO vedere il Geom. Pincopallo” mi interrompe nuovamente, sempre più acido “Dov'è?”

E' uscito proprio mezz'ora fa per un sopralluogo..” “FIGURIAMOCI! E di chi è allora la macchina in cortile, èh?!?” ribatte con fare sprezzante.

A questo punto ammutolisco. Dovrei anche sprecare fiato, e dirti che Pincopallo per uscire, ha dovuto usare il camioncino?

Benissimo. So di aver fatto anche più di quello che dovevo. Ti ho fatto entrare in un orario che sarebbe stato off limits anche in un giorno di normale apertura, ho tentato di evitarti una scarpinata fino all'ultimo piano per sbattere il naso contro a una porta chiusa, sarei stata anche disposta a protocollarti tutte quelle carte che hai lì in mano e che volevi, come fan tanti, consegnare direttamente ai geometri per non scocciarti con una sosta in più in un ufficio, ma adesso puoi proprio arrangiarti, caro il mio baffone.

Mi ritiro in silenzio nel mio ufficio, e posso chiaramente udire sopra di me i passi del gentleman che va avanti e indietro nel corridoio sopra alla mia testa, e poi su e giù per le scale.

Riprendo il mio lavoro e mi dimentico di lui.

Dopo qualche minuto sento però cigolare la porta del mio ufficio, e un belato tremulo precede l'ingresso del baffuto uomo che, rispetto prima, ha subito una bizzarra mutazione.

Ehhh....scusa....sai...gentilmente....” e sorride, in cerca di ilare solidarietà “ehhhh...senti...” ma guarda, adesso è gentile, e mi da pure del tu come se mi conoscesse da sempre....”oh...che buffa cosa...ma che ridere...hi hi hi.....sai che ho proprio sbagliato giorno, e che l'ufficio è proprio chiuso e non c'è nessuno....eh eh eh “ mica ridevi prima, specie di tricheco “oh, che sbadato son stato, vero?....ecco, io , mi chiedevo se tu, gentilissimamente potevi ritirare queste pratiche e darle domani a Pincopallo? Eh?”

Mi viene di mandarti a quel paese, ma son troppo stanca. Annuisco.

e poi.....hi hi hi....visto che sei così gentile......mi metteresti mica anche un timbro di ricevuta, così domani non devo tornare...eh???”

Ecco, in mezzo agli occhi te lo metterei il timbro, ma per tua fortuna non mi hanno insegnato a lavorare così. Facendo sferragliare le chiavi come San Pietro apro un altro ufficio, timbro tutto quanto con impeto e saluto il tricheco ossequiante.

Dopo qualche istante i belati dell'ex cafone raggiungono ancora la mia scrivania, faticosamente riguadagnata arrancando su per le scale.

Scusa, eh.....scusa proprio.....ma non è che potresti aiutarmi ad aprire la porta? Hi hi hi. Che buffo, non so proprio che pulsante usare. Grazie eh? Grazie ancora!!!”

Rassegnata ridiscendo le scale, mostro all'ex “genio so tutto io” che la grossa freccia che troneggia sul pulsante di uscita potrebbe essere un buon indizio per aprire la porta, visto che c'è anche la lucetta verde in quella direzione come in un semaforo, e gli restituisco la libertà, senza troppa voglia di ricambiare i sorrisi che adesso elargisce a profusione.

Fa sempre caldo, e sono stanca. E sono la stessa che, pochi minuti fa, hai trattato a pesci in faccia. E non è giusto, ecco.

Postato da: MISULTIN a 21:49 | link | commenti (7)
lavoro

martedì, 29 luglio 2008

ANATOMIA - LEZIONE 1 - IL BELLO DELLE DONNE.

I quattro anni della Livietta cominciano ad esigere risposte ben precise.

E non si lasciano certo distrarre dalla bellezza di un tranquillo dopo cena sul terrazzo, con le nuvolette fioccose che si colorano di rosa e si riflettono nel lago che all'imbrunire si ingioiella di luci.

"Mamma! Ma il papà è nato così?"

Distolgo gli occhi dal libro che mi ero illusa di poter leggere "Come così?"

"Così. Come un maschio!"

Ok. Chiudo il libro e smetto di agitare gli alluci nella brezza serotina. Sento che ci si avvicina ad un terreno insidioso.

" Certo che è nato così!"

I suoi occhi scuri mi fissano. Riflette. So per certo che sta solo prendendo tempo. Sta ricaricando prima di sparare di nuovo.

"Ma il pisello ce l'aveva già quando è nato?"

Ecco.

"Si. Certo." rispondo, atteggiandomi a Piero Angela. In fondo poteva andar peggio.

Altra pausa di riflessione.

"Ma allora non è che è nato come una bambina, e poi gli è spuntato DOPO?"

Le illusioni son fatte per durar poco, si sa....

"Assolutamente no!"

"Ma nemmeno a me puo' spuntare? Davvero davvero non divento un maschio? Sei sicura?"

"NO! Assolutamente NO! Stai tranquilla!!!"

Lo sguardo finalmente si rasserena, e esplode l'entusiasmo.

"Evviva! Resto una bambina!!!! Io avevo paura che il papà era una femmina che si è rovinata....."  

E afferrato il suo Hula Hoop corre fuori a giocare. Felice.

Rimango un po' basita, a fissare il cielo che vira lentamente al colore della notte.

In fondo ha ragione. E' Vero. E' bello essere donne e LEI lo sa già.

Postato da: MISULTIN a 12:06 | link | commenti (14)
follia, amenità, figlie

sabato, 26 luglio 2008

VANEGGIAMENTO MATTUTINO

Non accade spessissimo. Almeno non tutte le volte che vorrei.

Ma a volte i sogni son così belli, ma così belli, che è davvero un peccato svegliarsi.

E c'era anche la neve........

Postato da: MISULTIN a 10:52 | link | commenti (12)
passioni, notte, fantasie

giovedì, 24 luglio 2008

 

QUESITO ORTOPEDICO

Se qualcuno di voi conosce la risposta, per favore, mi illumini e mi sostenga, perchè son piena di dubbi e sto elaborando una teoria che potrebbe aprire nuove frontiere alla scienza ortopedica.

Ecco la questione.

Secondo me, le dita dei piedi, le più piccine in particolare, quelle che spesso se ne stanno lì, vicine vicine come gattini nella cesta, subiscono repentini e bruschi mutamenti di dimensione, aumentando di almeno due misure dopo la doccia serale, se lasciati liberi da ogni costrizione.

Non si spiegherebbe altrimenti come mai, quando una si aggira per casa accingendosi al meritato riposo, nel tripudio rorido dell'afrore del doccia schiuma e con il conforto vellutato del borotalco, perda improvvisamente la cognizione del proprio corpo e, zampettando qua e là, debba improvvisamente trasalire di dolore, perchè le estremità nude ed indifese vengono puntualmente e violentemente sbattute contro svariati oggetti d'arredo, altrimenti evitati con destrezza quando la protezione di calze, scarpe e/ o ciabattine offre una discreta garanzia di sicurezza.

Le zampe del letto e gli angoli del comò sembrano esser particolarmente insidiosi, ma anche gli spigoli delle porte o le piantane delle ringhiere si difendono bene.

Tutto questo, credo, non può essere solo colpa della distrazione. Ci DEVE assolutamente essere un fattore dimensionale che gioca un ruolo importante in tutto questo picchiare e dolorare. Perchè fa male, accidenti se fa male.

Attendo quindi fiduciosa supporti scientifici a questa teoria, ma anche un po' di compartecipazione affranta è bene accetta.

Saranno poi estremamente gradite gentili segnalazioni sull'eventuale esistenza in commercio di un calzino comodo, ma corazzato.

Qualcosa, insomma, che possa agevolmente coniugare il desiderio di libertà con la sicurezza, anche al fine di evitare di ritrovarsi poi in situazioni simili a questa, che con le stampelle io son pericolosa.

Postato da: MISULTIN a 20:27 | link | commenti (11)
amenità, acciacchi, le mie incapacità, come sono fatta

martedì, 22 luglio 2008

 

MANCIA FUNEBRE (POST SCACCIASFIGA)

Nel Comunello dove lavoro io non c'è, per fortuna, l'abitudine di riscuotere mance in conseguenza del lavoro svolto.

Trovo anzi assurdo e inopportuno che alcune persone si debbano sentire in dovere di elargire una seppur minima somma per ringraziare di un servizio che a loro è pienamente dovuto, e che dovrebbe essere sempre svolto con la massima disponibilità ed efficienza.

Certo, a volte può capitare di incontrare qualche “cliente” al bar, che volentieri insite per offrirti qualcosa in segno di simpatia e gratitudine, oppure nel periodo Natalizio, qualche omaggino mangereccio può arrivare: un dolce, qualche cioccolatino, un fiore, un bigliettino..... e son cose che fanno davvero piacere, proprio perchè assolutamente spontanee e non dovute.

Anzi, ripensando agli ormai numerosi anni trascorsi dietro ad un vetro con l'oblò, devo dire che il dono che ricordo con più tenerezza è stato quello di una donnina nel Comunello ancora più piccolo e montano in cui ho iniziato la mia roboante carriera di “travet” : trattavasi di quattro noci quattro, posate con un sorriso davanti al mio sportello, e le ho apprezzate infinitamente, per il modo gentile e dolce con cui mi sono state offerte, ma questa è una divagazione sentimentale.

Il punto è che la settimana scorsa, inaspettatamente, sorprendentemente, insolitissimamente, io e le altre due colleghe che in quel momento dividevano con me l'orario di lavoro pomeridiano, nella desolazione di un ufficio chiuso al pubblico, abbiamo in un sol colpo totalizzato una mancia stratosferica: quattro grassi euri tutti per noi, generosamente offerti da un munifico imprenditore che, lieto per l'attenzione fuori orario che gli era stata riservata, voleva risollevarci dall'arsura pomeridiana mettendo a nostra disposizione la cifra necessaria per l'acquisto di provvidenziali e dissetanti ghiaccioli.

Ecco, il gesto è stato indubbiamente carino. Il tutto è stato fatto con cortesia ed eleganza. L'imprenditore stesso è invero un uomo piuttosto piacente.

Come spesso accade, però, c'è un “ma” che toglie un po' di smalto alla situazione, ed è una “ma” bello grosso, perchè il magnate della situazione è lui: che gentilmente non ha voluto ritirare il resto per una fattura che stavo saldando in quel momento, lasciando a nostra disposizione la somma sopra descritta.

Io non so se vi è mai capitato, ma in quel momento ho avuto la netta sensazione di poter leggere nella mente delle mie colleghe, mentre loro leggevano nella mia.

Non appena il premuroso utente si è allontanato, tutto in una profusione di ringraziamenti e strette di mano, io e le due pulzelle ci siam guardate negli occhi.

La sete era tanta, il caldo pure, ma non c'è stato verso.

Proprio non ce l'abbiamo fatta a comprare il gelato con quei soldini.

Non è per superstizione, non è per pedanteria, non è per essere prevenuti, ma proprio proprio non si sa mai.

Di comune accordo abbiamo deciso di destinare l'insolito guadagno all'accensione di quattro candele nella Chiesa locale, che male non può fare......

Tanto per non incorrere in tentazione, abbiamo poi definitivamente rinunciato al ghiacciolo, ripiegando su un dolcino estratto dalla macchinetta. Rigorosamente con i nostri soldini.

Certo che, come “riciclatrici” di denaro non avremmo nessun futuro, noi gallinelle paesane....


Postato da: MISULTIN a 20:36 | link | commenti (18)
lavoro, follia, dubbi, amenità

lunedì, 21 luglio 2008

 

STELLA STELLINA

Si corre. Si corre troppo. Si va di fretta e ci si affanna, e spesso, troppo spesso, per questo nostro frenetico girare come criceti impazziti su una ruota si commettono errori imperdonabili.

Come quello di dimenticarsi di guardare fuori dalla finestra prima di dormire, presi dalla fretta e dal desiderio di ristorarsi con un buon sonno, e scoprire che lì, nel cielo nero, c'è una stellina che gioca con i ghirigori delle tende, creando gli stessi riflessi e le stessa magnifiche iridescenze che tante volte ti hanno affascinata da bambina, accompagnandoti come una ipnotica ninna nanna nel mondo dei sogni.

Questa notte, invece, è successo e io mi sono sentita bene. Veramente bene.

Certo, le premesse non erano state delle migliori: proprio mentre, stravolta come al solito, stavo per precipitare nel buco nero del sonno da sfinimento, un susseguirsi di leggiadri eventi familiari mi hanno depredato di almeno tre ore di riposo, regalandomi, per la giornata odierna, un nuovo cerchio da aggiungere alle tradizionali occhiaie.

Inizialmente i miei tentativi di rilassarmi con la lettura sono stati stravolti dal rombo del Moto GP che il marito seguiva con passione, e non è facile seguire come si deve le vicissitudini di una nobile famiglia Siciliana della seconda metà dell'800 con un sottofondo di sgasate e cronisti agitati. (Ah! Che io amo il silenzio prima di dormire......)

Di fronte alle mie garbate ma ferme rimostranze l'uomo di casa si è gentilmente infilato le cuffie, isolandosi dal mondo e regalandomi una pacificatoria quanto effimera sensazione di relax.

Breve, purtroppo, perchè proprio quando, posato il libro, stavo per abbandonarmi fiduciosa tra le braccia di Morfeo, gustando quel senso di leggerezza e di leggera vertigine che precede l'addormentamento totale, l'eclettica creatura che ho sposato ha lanciato un urlo davvero disumano, il tutto accompagnato da un vigoroso agitare di braccia e da un potente smoccolare.....

Tutto questo mi ha fatto fare un salto notevole e, oltre a compromettere seriamente il mio sistema cardiaco, mi ha poi causato anche un notevole giramento di zebedei (anche alle donne può accadere, lo garantisco) quando ho scoperto che quello che io avevo interpretato come un segnale di allarme che annunciava un qualsivoglia pericolo o una grana occorsa alle piccole (caduta dalle scale e/o dal letto, malore e/o incubo notturno....) semplicemente esprimeva il disappunto e la tenera preoccupazione per una caduta occorsa ad un tale (Lorenzo?) che in quel momento si guadagnava da vivere torcendo la manopola di una moto su un circuito lontano lontano.

Con la stessa energia avrei volentieri torto il collo all'esagitato urlatore, ma pare che certe cose si paghino care in termini di detenzione, e quindi ho desistito.

Ormai sentivo con certezza il sonno sfuggirmi perchè, tra i tanti difetti che mi caratterizzano, possiedo anche quello di una cronica incapacità di riaddormentamento.

La successiva invasione del letto da parte di una figlietta piangente e tremebonda, preda di angosce notturne, seguita poi a ruota dalla sorella maggiore sfrattata dalla mansarda da un padre desideroso di seguire le evoluzioni motociclistiche in tranquillità (che in questa casa pare essere diventata una prerogativa esclusivamente maschile) hanno definitivamente dileguato ogni speranza di riposo a breve termine.

Ma poi è stato bello. Davvero.

Mentre distesa al buio ascoltavo il respiro delle mie bambine farsi profondo e regolare nell'abbandono del sonno, ho guardato fuori e lei era là.

Una stellina bella e luminosa, nell'angolo in alto a destra della finestra, luccicava tra il colore cangiante delle tende sottili e si stagliava contro il cielo nero, contrapponendosi alle decine di luci che, più in basso, contornavano il lago addormentato.

Mi è piaciuto vedere i suoi raggini dilatarsi, impigliarsi nelle pieghe del tessuto leggero, pronti ad allungarsi, seppur ingannevolmente, ad ogni mio leggero movimento, ruotare, accorciarsi ed allungarsi di nuovo.

E improvvisamente mi sono sentita bene, calma, tranquilla e soddisfatta di me.

Già, perchè in quel momento ero tutto quello che desidero essere per le mie figlie: un rifugio sicuro per le loro paure, la risposta alle loro domande, la calma dopo la tempesta, la sicurezza e il calore, la complicità e la fiducia.

Loro erano al sicuro, e io con loro.

E in questi casi ti pervade una sensazione di intenso benessere, una specie di delirio di onnipotenza, anche perchè sei perfettamente consapevole che non potrà sempre essere così, e allora ti godi fino in fondo questi momenti, stringendo più forte dei cuccioli addormentati, inebriandoti del loro tepore e del profumo dei loro capelli caldini, mentre con lo sguardo giochi con una stellina.

Perchè lo sai che la vita, impietosa, un giorno butterà all'aria le carte di questo tuo mondo perfetto, e tu sarai totalmente impotente.

Ci saranno paure che non potrai vincere, domande a cui non potrai dare una risposta, dolori che non riuscirai a consolare, lacrime che non potrai asciugare, manine che dovrai lasciare andare perchè ormai sono abbastanza forti per affrontare da sole il mondo, preoccupazioni che andranno ben oltre alla difficoltà di far collimare la disponibilità della baby-sitter con i tuoi orari lavorativi.

E forse rimpiangerò questa notte strana.

O forse non me la ricorderò nemmeno, chissà.

Ma questa mattina, mentre più stordita del solito mi accingo a cominciare la giornata, mi piace pensare che un giorno potrò, serenamente, condividere questo ricordo con loro.

Con loro, a cui auguro di essere più fortunate di me, e di trovare sempre la loro mamma lì vicino.

Con loro, che riescono a scatenare buriane colossali ed istinti non proprio edificanti, e in un istante riescono a farmi sentire un'imperatrice con uno sguardo o con il dono di un fiore, con una coccinella su un ditino o con una canzoncina cantata tutte insieme.

Con loro, che nell'ennesima notte insonne mi hanno fatto riscoprire la magia semplice di una stellina.

Grazie.

Postato da: MISULTIN a 06:22 | link | commenti (17)
follia, notte, figlie